Le c.d. ronde

Dal varo del nuovo pacchetto sicurezza (legge 15.07.2009 n. 94) il
centrosinistra, incluso quello della nostra Amministrazione, è insorto
in un coro di proteste ed indignazione contro le cosiddette ronde. Ma
dette così da chi? Non certo dal legislatore che, all’art. 40,
conferisce al sindaco “la possibilità di avvalersi della collaborazione
di associazioni tra cittadini non armati al fine di segnalare alle
Forze di polizia dello Stato o locali eventi che possano arrecare danno
alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale”. E questa è
un’attività che singoli cittadini e associazioni/comitati della nostra
città stanno già svolgendo da alcuni anni con segnalazioni, tavoli,
esposti, monitoraggi, per coprire le lacune delle Forze dell’Ordine sia
locali che statali nel presidiare il territorio reggiano con tanto di
plausi da parte sia delle Forze dell’Ordine stesse che del sindaco.
Dov’è quindi il problema? Nessuna protesta, indignazione e appellativo
di “ronda”, riecheggiante vecchi periodi storici, sono sorti per la
legge 24/2003 emanata dalla Regione Emilia Romagna di centrosinistra
(Disciplina della polizia amministrativa locale e promozione di un
sistema integrato di sicurezza). Tale legge, infatti, all’art. 8,
prevede l’utilizzazione del volontariato “volto a realizzare una
presenza attiva sul territorio, aggiuntiva e non sostitutiva rispetto a
quella ordinariamente garantita dalla polizia locale, con il fine di
promuovere l’educazione alla convivenza e il rispetto della legalità,
la mediazione dei conflitti”. Temo, anche in questo caso, il solito “un
peso, due misure”, la solita rigidità mentale legata all’ideologia
politica che non aiuta di certo la risoluzione delle problematiche
della nostra città.
V.I.

“Orecchie da mercante” dell’Amministrazione sulle strisce blu

Dall’Informazione di Reggio del 18 agosto si legge che il vicesindaco Barbati si preoccupa per i parcheggi a
pagamento che tuttavia ritiene “necessari per non mettere sotto assedio la
città dalle auto e non per motivi di bilancio”. Ma se il motivo non è il
bilancio, perché non attuare l’alternanza della sosta con il semplice disco
orario permettendo così democraticamente l’assedio a tutti, anche alle fasce
economicamente più deboli?

E l’Assessore Gandolfi si lamenta del Codice della Strada in
quanto "manca un’indicazione stringente su come vanno usati i soldi delle multe".
Non so cosa ci sia di poco stringente nel chiarissimo art. 7, c. 7 del Nuovo
Codice della Strada. Leggiamolo insieme: “I proventi dei parcheggi a pagamento,
in quanto spettanti agli enti proprietari della strada, sono destinati alla installazione,
costruzione e gestione di parcheggi in superficie, sopraelevati o sotterranei,
e al loro miglioramento e le somme eventualmente eccedenti ad interventi per
migliorare la mobilità urbana”. Forse non è specificata la percentuale
dell’eventuale eccedenza?. Perché, allora, non discutere su questa eventualità
con cifre alla mano rendendo pubblici (siamo o non siamo una città
trasparente?) i proventi delle sole multe sui parcheggi a pagamento (quelli
delle multe in generale sono già nel bilancio di previsione!) e, soprattutto,
le loro uscite? Ma la cosa più grave è che né il vicesindaco Barbati né l’Assessore
Gandolfi ricordano che secondo il Codice della Strada, art. 7, c. 8, lettera f,
i parcheggi a pagamento a Reggio Emilia sono quasi tutti illegali, mancando
parcheggi liberi (senza limitazione temporale, cioè anche senza disco orario)
nelle immediate vicinanze. Probabilmente, il Codice della Strada non è
“stringente” nemmeno in questo articolo.

V.I.