Il mix sociale con gli studenti in zona stazione

Il Comune si sta avviando ad una fase di acquisto di alloggi invenduti da adibire a residenze a canone calmierato mediante finanziamenti regionali e, in parte, comunali.  Fincasa (società partecipata da una quota del 92% del Comune e dell’8% di Acer, a sua volta società partecipata da una quota del 26% del Comune di RE, del 20% della Provincia di RE e del 54% di altri Comuni) ha già presentato un bando che favorirà le imprese prevedendo quale requisito un minimo di 6 alloggi in un unico fabbricato ultimato non prima del 2007 e ne presenterà a breve un altro per l’acquisto di immobili privati in zona stazione da destinare principalmente a studenti e giovani coppie al fine di favorire il mix sociale. Se, da un lato, l’acquisto da parte del Comune è certamente positivo per le imprese e i privati, in un momento di stasi dei settori edile ed immobiliare, dall’altro, la loro destinazione ad alloggi pubblici potrebbe creare difficoltà al processo di riqualificazione urbana e sociale. Accade, infatti, che alcuni immobili gestiti dal Comune e gli edifici che ne ospitano in elevata percentuale rappresentino situazioni abitative inappropriate per una decorosa e sicura residenza, in particolare da parte di giovani studenti.

Un esempio eclatante viene da un fabbricato ultimato nel 1982 situato in via Paradisi (zona stazione), abitato per il 70% da stranieri e per più del 50% da non residenti, dove il Comune è proprietario di un terzo degli immobili, molti dei quali già dal 1988.  L’edificio, ben visibile da una delle principali arterie di ingresso alla città, fatiscente e indecoroso nel suo aspetto esteriore, è stato interessato negli ultimi due anni da almeno 7 pignoramenti e successive esecuzione immobiliari giudiziarie, di cui 4 in corso, accompagnate da perizie allarmanti sullo stato degli immobili: 6 con scarse/pessime condizioni manutentive, 1 con utilizzo di bombole a gas, 2 con tramezzi interni o paretine divisorie per creare ulteriori stanze, 7 con insoluti condominiali da 2.000 fino a 8.000 € ciascuno, 4 con insoluti nei confronti di Enia da 200 a 2000 € ciascuno, 2 sottoposti ad accessi forzati da parte delle autorità giudiziarie, 2 con inquilini irreperibili, 1 con contratto di affitto non registrato e 1 senza contratto di affitto. Anche le condizioni di conservazione degli immobili del Comune presenti nello stesso fabbricato non dovrebbero ragionevolmente risultare ottimali dal momento che hanno indotto Acer a richiedere ed ottenere contributi per la loro ristrutturazione sia dalla Regione (15.000 € nel 2010) che dallo Stato (45.000 € nel 2009). Solo le aree esterne, condominiali e pubbliche, hanno beneficiato di interventi di riqualificazione, sempre realizzati con contributi regionali, e qualche speranza è infusa dai progetti di coesione sociale e di separazione delle utenze avviati tra il Comune e Iren che hanno finora riguardato altri fabbricati dello stesso quartiere.

E’ quindi lecito porsi le seguenti domande. I futuri nuovi alloggi ceduti dalle imprese al Comune subiranno lo stesso destino? Perché gli alloggi già di proprietà del Comune non hanno beneficiato di strumenti preventivi, quale il mix sociale, dieci anni fa? Quale tutela ci si può aspettare in un alloggio pubblico quando, alla richiesta di aiuto da parte di inquilini costretti a vivere tra bisogni fisiologici e spacciatori lungo le scale di un fabbricato in via Paradisi, Acer risponde che mancano i millesimi per poter votare in condominio (da un’interpellanza del consigliere Baldi del 5/2/2007)? Quale tutela dai nostri amministratori se, ad un’interpellanza del consigliere D’Andrea del 12/5/2006, l’allora assessore Salsi rispose che non è legittimo fare controlli periodici nelle proprietà private, che non esiste una legge che limita il sovraffollamento negli alloggi (che invece esiste) e che le norme più violate in questi casi sono i regolamenti condominiali? Non sarebbe il caso, se non è troppo tardi, di risollevare efficacemente gli edifici dal degrado e dall’illegalità prima di proporli, irresponsabilmente, come risposte al bisogno di casa delle fasce economicamente più deboli e degli studenti?

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