L’intervista rilasciata a Maria Chiara Botti per Prima Pagina

Ringraziamo di cuore Maria Chiara Botti e il quotidiano Prima Pagina per l’attenzione e il risalto offerto alla nostra Associazione!

Ecco il testo dell’intervista.

 

Signora Iannuccelli dove nasce il suo senso civico?

Occorre distinguere tra senso civico e impegno civico. Il primo, inteso come l’insieme di comportamenti rispettosi di cose, persone e norme, è determinato dall’ambiente in cui viviamo, dai messaggi che riceviamo dalla famiglia, dalla scuola e dalla comunità in generale, istituzioni comprese. Il secondo nasce quando la mancanza del primo, non disapprovata e contrastata a sufficienza, crea situazioni di inciviltà talmente tangibili da non essere più tollerate.

Qual è stato l’episodio che ha fatto scoccare la scintilla dell’impegno?

Tutto è nato da episodi di inciviltà che si ripresentavano costantemente nella zona più critica del quartiere caratterizzata da piccoli condomini nei quali è alta la percentuale di immobili dati in affitto a stranieri che si alternano con una certa frequenza. Non vuole essere una discriminazione, ma un semplice dato di fatto. L’area esterna a questi condomini, tra l’altro prospiciente la strada, era diventata una discarica di mobili e elettrodomestici dismessi. A questi si aggiungevano rifiuti abbandonati a terra, materassi in bella vista sui balconi, graffiti sui muri e orinatoi a cielo aperto.

Come è arrivata alla decisone di impegnarsi per contrastare il degrado di Via Melato?

Nel settembre del 2007, veramente afflitta da una situazione che pareva non avere mai fine, ho intitolato un foglio “Comitato di via Melato”, ho firmato, ha firmato mia figlia e mi sono recata dai miei vicini di casa per ricevere la loro adesione. Circa 200 altre firme sono state raccolte in un tavolo organizzato davanti ai nostri condomini.

Ci può raccontare le tappe che la hanno portata da un impegno personale privato all’impegno pubblico, fino alla costituzione dell’Associazione di Promozione Sociale di Via Melato?

L’avventura è partita così, come semplice comitato spontaneo a cui ha fatto seguito, pochi mesi dopo, la trasformazione in Associazione di Promozione Sociale, ufficialmente registrata e ora nell’elenco provinciale delle APS. Dai problemi del quartiere, simili a quelli di altri quartieri e collegati spesso a temi di carattere generale, l’impegno ha presto allargato il proprio raggio d’azione con interventi (segnalazioni, solleciti, commenti pubblici) su diversi temi: i parcheggi a pagamento e i parcheggiatori abusivi, la viabilità, il verde pubblico i passi carrai, le ordinanze anti-alcool e anti-prostituzione, le sale giochi, l’uso improprio dei parchi, l’edilizia popolare, la droga, il sovraffollamento degli immobili, le morosità condominiali, il Regolamento Edilizio o quello di Polizia Locale, ecc.

Dove ha trovato il coraggio di imporsi e di uscire allo scoperto?

Non credo sia una questione di coraggio ma solo di profondo legame affettivo con la città in cui vivo, tanto da far prevalere l’interesse per la comunità su quello individuale. Uscire allo scoperto, nel senso di rendere pubbliche la situazione e la lotta al degrado e all’illegalità intrapresa dalla nostra associazione, è stato dettato, da una parte, dall’esigenza di ottenere quelle risposte che non si sono ottenute sedendosi semplicemente ad un tavolo con i rappresentanti delle istituzioni, dall’altra, dal voler fornire una corretta informazione ai cittadini sulle vicende della città, troppo spesso volutamente nascoste. Inoltre, protestare pubblicamente spinge altri cittadini a sollevare questioni simili, prima sottaciute per motivi di solitudine, rassegnazione o paura di cattiva visibilità, facendo capire che subire in silenzio episodi incivili o illeciti non fa altro che incentivarli, rendendoli “normali” sia agli occhi di chi li commette che a quelli delle autorità preposte alla loro vigilanza.

Oltre ai suoi vicini di casa, chi la sostiene?

Il sostegno alla nostra Associazione è oggi molto ampio. I vicini di casa e di quartiere sono, ovviamente, i costanti interlocutori, sia per le cariche che rivestono nell’associazione che per alcuni progetti in corso all’interno dei condomini. Ovviamente siamo partiti da ciò che conosciamo meglio e che è più facile da monitorare. Ma il sostegno o le richieste di aiuto arrivano anche da altri quartieri dove gravi situazioni di degrado e illegalità, per troppo tempo sottaciute, si sono radicate rendendo molto complesso il raggiungimento di un esito positivo. Alcuni esempi: le cantine abitate in via Vecchi/Turri, la prostituzione in via Sani/Vecchi ora, in parte, trasferita nei pressi del Centro d’Incontro Reggio Est di via Turri, il degrado e le problematiche finanziarie nei condomini misti pubblico/privato di via Compagnoni.

Come sono i rapporti con le istituzioni?

Noi crediamo in un rapporto aperto, basato sulla libertà di espressione, sulla trasparenza, sulla partecipazione attiva dei cittadini a procedimenti di interesse diffuso e sulla collaborazione sia con la pubblica amministrazione che con le istituzione preposte all’ordine pubblico. Le nostre denunce pubbliche o gli esposti sono sempre preceduti da comunicazioni verbali con le istituzioni preposte dalle quali non abbiamo ricevuto risposte fattive. La cosa grave è che anche alcuni esposti, inoltrati anche alla Procura della Repubblica, sono rimasti ancora senza riscontri, confinando diverse situazioni illecite in una specie di limbo giuridico.

Ci può fare qualche esempio?

L’episodio più recente: martedì sera, una mia telefonata al 113 per il ritorno delle prostitute in zona stazione e conseguente intenso flusso di auto di clienti davanti alle abitazioni, seguita da una seconda telefonata per sollecitare l’intervento, ha ricevuto solo la rassicurazione che la segnalazione era stata inserita nell’elenco. Spiegando la serietà di un problema che si protrae da anni, è arrivata la consueta giustificazione: “Mancano le leggi per poter intervenire”.

Come ribatte?

Le leggi non mancano. Quello che se ne deduce è che non ci sia la volontà di affrontare il problema. Anche il recente blitz anti-prostituzione della Questura non ha risolto molto in una situazione così consolidata e diffusa.

Che cosa serve?

Serve tempestività e costanza di interventi e non certo un atteggiamento di sufficienza. Sarebbe, inoltre, ridicolo da parte nostra presentare un ennesimo esposto su ciò che è noto a tutti, forze dell’ordine comprese.

Come il problema dei parcheggiatori abusivi all’Ospedale, a cui Prima Pagina ha dedicato numerosi servizi?

Sì, si pensi anche ai parcheggiatori abusivi e al racket dei ticket sui parcheggi a pagamento. Tutti lo sanno e nessuno si muove. Oppure ad alcuni abusi edilizi da noi denunciati anche con esposti in Procura. Nessun intervento e tutto immutato. In pratica, una forma di immunità a livello locale per una certa categoria di persone. E questo rappresenta, in sintesi, l’ostacolo maggiore incontrato nei rapporti con le istituzioni e anche la nostra critica di base ad esse. Un ostacolo che genera nei cittadini sfiducia nelle istituzioni, nella giustizia e nelle forze preposte all’ordine pubblico.

Molti la hanno vista tinteggiare le basculanti dei garages, estirpare erbacce, ecc… nelle aree private e non, insieme ad altri residenti. Il risultato, sotto gli occhi tutti, è stato ottimo. Come ha fatto?

Queste piccole iniziative, svolte insieme ad un gruppo di cittadini, soci o non soci, servono non solo per ridonare un minimo di decoro alle abitazioni ma anche per sensibilizzare i cittadini sull’importanza stessa del decoro. Anche se a malincuore, gli interventi sono stati ampliati alle aree pubbliche che soffrono di carenza manutentiva, ovviamente nei limiti delle nostre possibilità. Abbiamo organizzato anche due giornate ecologiche intitolate “Puliamo il quartiere” e qualcuno, in un certo senso giustamente, le ha criticate. Su un volantino avevano scritto “Ci deve pensare il Comune”. Ma l’intento è anche di sensibilizzare il Comune comunicando il disappunto, ma anche la buona volontà, dei cittadini.

Quali scopi persegue l’Associazione?

Concretizzare il principio della legalità, cioè il rispetto di norme di ogni ordine e grado, unico presupposto del vivere civile, rappresenta il fine che la nostra associazione desidera perseguire.

Come lo si può ottenere?

Da una parte, va benissimo la cultura della legalità per la quale dovrebbero essere inseriti corsi ad hoc nella programmazione didattica delle scuole e non solo gli atelier o le feste di quartiere. Dall’altra, poiché i benefici dell’educazione non sono mai immediati, occorrono sia i controlli sull’applicazione delle norme che la collaborazione dei cittadini. L’indignazione palese di un cittadino per un gesto incivile anche piccolo è di gran effetto sia sul quel gesto che su altri comportamenti più gravi.

Le Sue iniziative presuppongono un concetto di “decoro” che pareva smarrito. Attraverso che cosa passa il recupero di questo valore?

Il concetto di decoro in una persona va a braccetto con il senso civico e lo si infonde attuandolo. Tra l’altro non è solo una questione di estetica. E’, infatti, noto e dimostrato come le condizioni di degrado di un ambiente siano in grado di accentuare i comportamenti antisociali e gli atti criminosi. Pertanto, il contesto comunicherebbe se in una zona sia permesso violare tranquillamente le norme senza subirne conseguenze. Quindi, la cura delle aree pubbliche e private è fondamentale.

Come vede trattati questi due aspetti in città?

Sulle aree pubbliche assistiamo ad un divario tra gli interventi per il decoro nel centro storico e nelle strade di maggior afflusso, talvolta eccessivi e dispendiosi, o per le grandi opere e gli interventi per il decoro della restante parte della città. Qualche esempio vicino a noi: via Emilia Ospizio è stata dotata di un impianto per l’illuminazione di gran effetto e la segnaletica delle isole spartitraffico frequentemente abbattuta è prontamente sistemata; al contrario, non riusciamo da anni ad ottenere la sostituzione di due semplici plafoniere rotte in via Melato e un cartello abbattuto nella stessa via è ancora a terra nonostante la segnalazione inoltrata al Comune da dieci giorni. Dal 2008 chiediamo la manutenzione di marciapiedi impraticabili di molte vie del quartiere e la manutenzione è arrivata da poco, in una sola via, solo in seguito ad un infortunio subito da una residente. Sulle aree private, l’ostacolo maggiore è rappresentato dalla mancanza di attenzione da parte di residenti e amministratori di alcuni condomini.

Ha qualche suggerimento da dare a chi vive in condomini degradati?

Come abbiamo potuto sperimentare in un condominio, il peggior nemico di situazioni degradate sia da un punto di vista fisico che sociale all’interno di un condominio è l’atteggiamento di indifferenza da parte dei residenti. Il nostro progetto “Condominio pilota” ha dato esiti molto soddisfacenti dove sono presenti cittadini che vogliono mettersi in gioco, con tanta buona volontà e senza timori e lo stiamo proponendo in altri condomini. Le parole chiave: conoscersi, parlare, educare, apportare migliorie e far sentire che il comportamento di ognuno non cade inosservato e che si vive in una comunità dove vige il rispetto delle cose, delle persone, delle regole del buon vicinato e delle norme in generale.

Come riesce a coinvolgere chi collabora con Lei?

Direi che la collaborazione da parte di persone mosse dagli stessi principi sia spontanea. Tra l’altro, non si tratta di semplice collaborazione. L’Associazione ha avuto il grande merito di far nascere solidarietà e amicizia tra molti.

Ci vuole fare qualche esempio della sua attività?

Le attività sono tantissime e l’impegno è quotidiano. Oltre all’attività consueta che parte dal condominio passando per il quartiere ed arrivando a temi di interesse generale per la città, da un anno abbiamo intrapreso anche un’attività, in qualche modo, editoriale, pubblicando un notiziario semestrale divulgato sia in formato cartaceo che sul nostro sito web. Ma gran parte del mio tempo trascorre nello studio e nella documentazione che riguarda ciascun tema affrontato.

Come ha fatto a far sgomberare i garages che erano diventati dei dormitori? E a mantenerli liberi?

E’ un episodio che risale al 2008. Grazie alle testimonianze di residenti e ad una attività di costante osservazione, abbiamo segnalato la presenza di persone che avevano adibito a dormitori due garage. In questo caso, dobbiamo ringraziare il rapido intervento degli agenti del Commissariato San Lazzaro, esempio encomiabile di efficace presidio del territorio. E se il fenomeno non si è più presentato, credo sia da mettere in relazione con la consapevolezza che il quartiere è sotto l’occhio vigile dei cittadini.

In che misura le telecamere di sorveglianza potrebbero aiutare nelle zone che ne sono ancora prive?

In generale, la videosorveglianza rappresenta certo un deterrente per chi delinque. Le criticità sono ormai diffuse e il quartiere che fa capo a via Melato è, invece, in visibile ripresa. Tuttavia, sono tanti i casi di zone nelle quali la videosorveglianza, seppur presente, è risultata inutile. Per esempio, le telecamere non hanno mai ostacolato l’attività della prostituzione in strada in zona stazione oppure queste possono essere danneggiate e mai sostituite come quella all’isola ecologica del parcheggio Polveriera, teatro di frequenti furti. In sintesi, la videosorveglianza è uno strumento preventivo efficace solo se è utilizzata e se è noto che è utilizzata. Infine, chi suggerisce ai cittadini di blindare le proprie case o cortili dichiara solo, in questo modo, di non voler affrontare e risolvere i problemi.

Sempre in questa zona, Lei ha denunciato l’insediamento di una campina. A dire del Comune, sono i cittadini che dovrebbero far sgomberare gli abusivi. Come stanno le cose?

Sono slovacchi che si sono insediati nell’ottobre scorso davanti ad un edificio disabitato, alle porte del centro storico, proprio al confine con la strada, davanti ad un campo di calcio e in prossimità di condomini, con conseguenti seri problemi di degrado e pericoli igienico-sanitari per abbandono di rifiuti e spazi aperti al pubblico usati come latrine. Tutti ne sono al corrente: forze dell’ordine, Sindaco e Assessori. Nonostante una querela sporta in Questura da un proprietario dell’edificio e la perseguibilità d’ufficio del reato di invasione di terreno altrui su spazi aperti al pubblico, la grave situazione è stata di fatto tollerata.

Come si è mossa l’Associazione?

Dopo quattro mesi di attesa fiduciosa in una risoluzione che non è mai arrivata, abbiamo inoltrato una denuncia alla Procura della Repubblica nella quale si chiedono interventi per impedire che i reati di invasione arbitraria di terreno altrui, sosta di minoranze nomadi in zone non attrezzate, danneggiamento di cose altrui e violazione delle norme in materia ambientale si protraggano e che siano valutate eventuali responsabilità, anche per condotte omissive, in capo ai soggetti preposti al controllo. Finora nulla è cambiato se non i nomadi: alcuni partono e altri arrivano. Tutelare le minoranze nomadi non significa collocarle in una sorta di limbo giuridico nel quale tutto sia loro concesso. A Reggio non mancano certo le aree attrezzate pubbliche per i nomadi, come non mancano i finanziamenti regionali per le loro migliorie (l’ultimo di 261.600 euro assegnato al Comune di Reggio nel giugno 2012). Quindi, paghiamo tutti e non solo perché i nomadi possano dimorare in modo consono ma anche perché possano convivere in modo civile e lecito con la cittadinanza che nomade non è.

Ora che il Punto Snai, che era diventato un ricettacolo di malavita, ha chiuso i battenti ha aperto tra le proteste del quartiere una sala giochi che funziona 24 ore su 24. La cosa riguarda la città, non un solo quartiere. A che punto siamo?

Le proteste dei cittadini per l’apertura della nuova sala giochi in via Emilia Ospizio è stata, in un certo senso, ascoltata. Il 19 novembre scorso il Consiglio Comunale ha approvato una modifica al RUE (Regolamento urbanistico edilizio) che prevede l’inserimento di sale giochi solo negli edifici classificati come ‘ambiti specializzati per attività produttive’ e il divieto di monetizzare i loro parcheggi.

Come giudica il provvedimento?

Se, da un lato, ce ne rallegriamo, dall’altro sono criticabili diversi aspetti: 1) potevano farlo nel 2011 quando è stato approvato il nuovo RUE che già vietava le sale giochi (tutte senza distinzioni per tipologia) solo nella città storica; 2) temiamo in un dilagare futuro di “ambiti specializzati per attività produttive” per accontentare nuove aperture; 3) gli ambiti già esistenti diventeranno presto mini Las Vegas (auguri per i residenti); 4) l’estensione del divieto a kebab, phone center e internet point nel centro storico determinerà sicuramente un dilagare di queste attività fuori dal centro con le note conseguenze.

Le sue proposte, invece?

Anche in questo caso, meglio sarebbe stato imporre distanze minime tra i vari esercizi in tutto il Comune.

Bene, invece, per il divieto di monetizzare i parcheggi delle sale giochi in caso di aumento del carico urbanistico, quindi o i parcheggi previsti ci sono realmente o la sala giochi non apre. Rimane ancora un sollecito per un’ordinanza sindacale che ne limiti gli orari di apertura, non rientrando le sale giochi nell’ambito del commercio e quindi delle liberalizzazioni.

Nel frattempo, le preoccupazioni verbali sulla ludopatia non ha impedito al Comune di autorizzare l’affissione di un grande cartellone che pubblicizza la nuova sala di via Emilia Ospizio, installato all’entrata della città.

Per la strada siamo costretti a fare lo slalom oltre che fra gli escrementi dei cani, e talvolta anche degli umani, anche fra gli sputi. Memorabile, negli anni ’60, la campagna contro la diffusione della TBC. Ora, complici le abitudini degli stranieri e l’appeal dei calciatori, sputare è diventata una moda dilagante, anche nelle scuole. Ha qualche proposta?

E’ uno dei tanti aspetti negativi della perdita del senso civico, dal gettare in terra carte, mozziconi, bottiglie, allo sdraiarsi sulle panchine, al non raccogliere gli escrementi dei cani e tanto altro. Molti di questi comportamenti sono vietati dal Regolamento comunale di polizia locale, attualmente in fase di rielaborazione. Colgo l’occasione per sottolineare che anche questo lavoro sarà inutile se mancherà poi la volontà di applicarne gli articoli, come spesso avviene. Lo sputo, oltre ad essere un gesto di profonda maleducazione, è stato considerato un reato dalla Cassazione nel 2011, trattandosi di imbrattamento del suolo. Inoltre, può essere, ancora oggi, un veicolo della tubercolosi, dichiarata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità una emergenza globale, con 9 milioni di nuovi casi all’anno e con un ritorno nei paesi industrializzati (circa 4500 casi notificati in Italia nel 2008), per effetto principalmente della globalizzazione. Si trasmette per via inalatoria e il bacillo è molto resistente nell’ambiente esterno e spesso resistente ai farmaci. Alcuni casi sono stati registrati anche a Reggio anche se, a mio avviso, pericolosamente minimizzati dall’Asl in un suo comunicato.

Il suo impegno è cresciuto e, dal condominio dove abita, si è esteso gradualmente a macchia d’olio a tutta Via Melato, a Viale Olimpia, alla Polveriera, poi ha superato la via Emilia ed è arrivato a Via Vecchi, a Via Turri, a Via Paradisi… fino ad occuparsi dei problemi della circolazione e sosta in stazione e ai parcheggi all’ospedale. Ha mai pensato ad un impegno in politica?

Non ha mai destato il mio interesse. Penso che la miglior politica, nel senso etimologico della parola, si svolga a diretto contatto con i cittadini e con le loro problematiche. La politica, intesa come confronto tra partiti o movimenti, incentrata spesso e volentieri sulla loro contrapposizione, allontana da questo contatto e dai reali problemi da risolvere. Il modo di porre, poi, le criticità all’attenzione di chi ci governa non manca di certo.

I Suoi studi e la Sua professione hanno in qualche modo contribuito alla nascita dell’Associazione di Via Melato?

Non credo ci sia una relazione con la nascita dell’Associazione. Piuttosto, penso che alcuni aspetti della mia professione, quali il rigore scientifico, la perseveranza nell’attività di ricerca e la propensione allo studio, siano stati e siano tuttora di grande aiuto.

Dietro al Suo encomiabile impegno c’è un progetto di più ampio respiro?

Credo che sia ancora molto lontano il momento in cui l’Associazione potrà dire di avere raggiunto le finalità prefissate. Continueremo come sempre, con un occhio particolare alle criticità dei condomini che, a mio avviso, rivestono un ruolo incisivo per un ritorno al senso civico in generale, e con l’obiettivo di stimolare sempre più l’attenzione dei cittadini sui temi della legalità, del decoro e sull’importanza di una cittadinanza protagonista. Il cittadino può fare tantissimo non solo nel campo della sicurezza urbana ma anche in ambito economico, per esempio, richiedendo sempre scontrini fiscali e fatture o prediligendo per gli acquisti i prodotti italiani e i negozi di vicinato dai quali dipende, in buona parte, la vitalità positiva di un quartiere.

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